Da più di mille anni questa minuscola isola a sud ovest della Normandia è meta di pellegrini e viaggiatori.
Questo puntino di terra che si eleva dalla piatta costa, custodisce qualcosa di luminoso e misterioso in fondo a questa strada che diventa sempre più nera e più sottile: è una costruzione magica, avvolta a volte tra le nuvole, col dito puntato in alto. Oltre lei nulla più, terminata questa piccola striscia di terra e approdati su questa oasi emersa dal mare, ci saranno solo le onde e i gabbiani a farvi compagnia.
Parcheggiata la moto, ci si dirige, attraversando velocemente la zona commerciale, verso la base del monte, camminando "controcorrente" alla marea di turisti che si ritira verso i parcheggi, purtroppo la marea, quella vera che volevamo abbracciasse il monte non è presente...

La parte bassa propone viicoli medioevali però conquistati dai negozi di souvenir, ristorantini, gelaterie, ma appena si comincia l' ascesa lungo le scalinate, emerge l' aspetto più antico del posto. Da alcune angolazioni mi ricorda molto la sacra di San Michele in Val di Susa, legata da un po' di leggende a questo luogo.
Terminato il lungo serpentone di gradini e anche il fiato, arriviamo all’ingresso di quella che i locali chiamano “La Merveille”, ovvero il complesso edificio gotico adibito a monastero, sospeso tra mare e cielo.
Qui i monaci benedettini sono stati da sempre i veri custodi della rocca, nel tempo hanno vissuto gli assalti della guerra dei Cent’anni (1337-1453), l’assalto degli Ugonotti nel 1591, la rivoluzione francese: la permanenza dei religiosi nell’abbazia venne ribadita nel 1922: da allora almeno un monaco risiede stabilmente nel monastero.
Ma la vera particolarità di questo luogo risiede nel rapporto odio amore che questa rocca ha con le maree, nei giorni di alta marea, quando il mare si fa scuro e si gonfia minaccioso, le onde iniziano a viaggiare sempre più veloci e investono qualsiasi cosa intralci il cammino, radici, alberi, uccelli, sassi e ...uomini! Quando il mare copriva a dovere anche l’ultimo lembo di terra che collegava la rocca alla terra Mont Saint Michel diventava un’isola. Un tempo i giorni di alta marea erano un vero dramma: i locali situati ai piedi della rocca si allagavano e per avere contatti con la terraferma erano necessarie delle imbarcazioni. Poi quando la marea scendeva, il mare iniziava a correre via veloce, svelando tutto ciò che, poche ore appresso, aveva inghiottito: così via via per centinaia di metri niente più acqua ma un fondo sabbiosoe melmoso.
Siamo al tramonto, le ombre si allungano, i colori si ammorbidiscono e cambiano le tonalità, anche l' accensione dei lampioni dalla luce soffusa aiuta a creare un' atmosfera magica.
Il tempo è tiranno... bisogna chiudere queste icone nella valigia dei ricordi e riprendere il cammino, ma questi luoghi rimarranno sempre ben definiti nella memoria...



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